Adam Kalkin, demiurgo dei container

By creatina

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Per chi di voi fará una capatina a New York per queste vacanze di Natale un appuntamento con il design da non perdere é certamente quello con la “green” Push Button House al Time Warner Center.

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Ancora fino al 29 dicembre in questo nuovo centro culturale oltre che commerciale che é il Columbus Circle, nel cuore di Manhattan, sará possibile sorseggiare personalmente un buon caffé offertovi da illy all’interno di uno dei container riconcepiti a nuova vita dall’artista/architetto Adam Kalkin.

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Concept project innovativo non solo per il riutilizzo di un container, ma anche per il totale impiego di materiali riciclati e riciclabili per un minor impatto ambientale.

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Presentato per la prima volta lo scorso giugno alla 52ma Biennale di Venezia, il progetto ha fatto un viaggio transatlantico per sbocciare come un fiore al secondo piano del Time Warner Centre. Un bottone da premere e 90 secondi da attendere (meno del tempo necessario per farsi un caffé) per ritrovarvi in una casa completa di cucina, sala pranzo, camera da letto, soggiorno e libreria!

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Dopo il debutto statunitense la Push Button House continuerá il suo viaggio con prossime tappe in giro per il globo per perpetuare il moto ciclico continuo proprio di questo concept legato alla vita di un container e per promuovere la filosofia delle House di Kalkin da anni volta a sensibilizzare sui problemi del riciclo, della Housing emergency, del prefabbricato come soluzione ai costi sempre piú folli delle case, e delle persone sempre piú in movimento, dando il suo contributo concreto e originale attraverso un nuovo approccio all’architettura domestica.

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La Push Button House infatti é solo una delle possibili versioni dei container a nuova vita dell’architetto (vedi Quik House, Kalkin House, 12 container House con soluzioni che ricordano un po’ il sistema del Lego, A-Pod dove “A” sta per Adam, ecc.) che da anni si sta dedicando a trasformare un prodotto cosí industriale in un’inedita proposta domestica, sfida ispiratagli dalla vista dei depositi di container ammucchiati tra New Jersey (dove vive) e New York City (dove si reca spesso): un’anima calda ed accogliente, personale e privata, racchiusa tra le pareti metalliche di una scatola di ferro, anonima, ma “vissuta” che con sé porta la storia dei viaggi che ha fatto e le merci che ha trasportato in continuo movimento per il mondo…

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Un “Bravo!” ad Adam Kalkin ora anche da tutti i coffee e design lovers e da chi avrá potuto sentirsi un po’ a casa anche durante le vacanze tra uno shopping natalizio e un momento di riflessione per il nostro ambiente!

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